Istituto per la Cultura Siciliana
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Gli ulivi millenari

Sicilia e cultura siciliana > Ambiente
Ulivi millenari Sicilia
 
Volevamo difenderli “sed proelio victi sumus”
 
 
Millenari ulivi, guardiani del Timeto  aspettavano ancora e noi scrivemmo

Messina maggio 2005

Eccoli lì, immobili, antichi, obliato dono di avi che mai conoscemmo.
Videro il sole dei faraoni, udirono il fragore che cancellò Thera, ascoltarono e capirono tutte le lingue del mondo con i primi abitatori e poi con Fenici, Greci, Romani, Goti, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi , Borboni, Piemontesi e quanti altri hanno calcato il nostro suolo fino ad oggi, tutti ugualmente sorridenti nel volto ed armati nella mano.
L’emozione di un fremito ci attraversa e ci fermiamo a sognare: ma no, che stiamo a pensare!

Una, due, dieci foto in rapida successione ed accenniamo ad andare. Un “quid” indefinito ci trattiene e noi guardiamo ancora: strano, sembra che ci salutino e vogliano destare i nostri ricordi; sembra di fluttuare in un tempo lontano, quando essi sono solo “giovani” secolari, mentre i loro fratelli vivono ancora nel fondo valle, prima di essere sepolti nel pieno vigore delle loro fronde. Non comprendiamo, non sappiamo: fulminea ci irrompe nella mente la tragica sopita visione, lontana 33 secoli, di quell’onda omicida che risale la vallata fino al “Prato”, ai piedi del monte. Strano sogno! Mentre ci allontaniamo, ripetutamente guardiamo quelle ceppaie ornate di vita e ciclopiche, con diametri fino a sei metri.
Magnifici, imponenti esemplari: curati, custoditi e pubblicizzati sarebbero di risonanza mondiale, perché sono millenari, anzi plurimillenari.
Le nostre emozioni vogliono convincerci di conoscerli. Non vorremmo lasciarli soli ed indifesi, loro che hanno affrontato lo scorrere dei millenni per porgerci ancora un saluto. E’ un’impressione la nostra, ma sembra che ora hanno portato a termine un’eroica missione e sono rassegnati ad uscire di scena. Corriamo a sviluppare ed ingrandire le foto: vogliamo che siano studiati, conosciuti, protetti Presentiamo le più espressive riproduzioni “a “sommi” competenti più facilmente raggiungibili, con l’assicurazione di un’attenta e pronta valutazione.
Perché “più facilmente raggiungibili”? Forse per l’atavica sfiducia di trovare ascolto quando non si è “noti” e non si è debitamente presentati.”
Forse anche per l’incertezza che discende dal degrado progressivo, cui sembrano abbandonati, nella stessa provincia, fabbricati in pietra della stimata età di sessanta secoli, alla mercè di tutto e di tutti, anche di animali al pascolo.
Lo sconforto ci assale: forse in questo lasso di tempo un altro “antico” è stato spazzato via; forse entusiasmo e sogni compromettono la nostra obiettività; forse pretendiamo troppo dai nostri impegnatissimi ed affaticati luminari.

E poi, perché? Per un’eventuale effimera gloria? Noi amiamo la nostra terra e, inguaribilmente innamorati e romantici, vorremmo che ogni giorno se ne cantassero le glorie.
Un altro giorno si aggiunge ai precedenti e noi oggi attendiamo meno fiduciosi di ieri, mentre curiosamente ci interroghiamo quali differenze separano i vecchi guardiani del “Timeto”, a noi cari, ed i vecchi compagni della montagna, in quel di Licodia e  in altri siculi siti.
E oggi più carichi di anni  e spogli di speranze ci resta solo l’orgoglio di una immeritata sconfitta perché la natura impiega anni, secoli, millenni per generare i suoi capolavori di vita mentre all’uomo bastano pochi attimi per cancellarne anche il ricordo.

Se poi, oggi anno di grazia 2018,  riandiamo a tutte le passate battaglie intraprese per l’onore e la gloria di “Sikelia” ecco che riviviamo la scoraggiante solitudine e le insipide ironie che hanno sempre  accompagnato  le nostre battaglie e ci chiediamo: ne è valsa la pena?

Guido Di Stefano
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