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La mummia di Randazzo

Sicilia e cultura siciliana > Storia
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Guardiamo a Oriente e ammiriamo le loro rivisitazioni del passato, interpretato nei suoi effetti odierni e nelle sue prospettive. Quelli che ci vengono indicati come nemici sembrano proprio dotati di un intelletto aperto che rifugge dalle opportunistiche “idolatrie” e dalle comode “demonizzazioni”: personaggi, fatti, usanze, culture del passato restano le basi del presente e le speranze del futuro e come tali sono trattati.
   Guardiamo a Occidente e ci rammarichiamo che non possiamo sganciarci da esso: imperano le idolatrie della ricchezza, del pensiero unico, del potere unipolare; le demonizzazioni dilagano nel tempo e nello spazio per stravolgere personaggi e fatti del passato, del presente e del (sempre più improbabile) futuro e poco ci manca che agli anatemi già tonanti vengano  aggiunti i crimini delle  torture e roghi per gli spiriti liberi di oggi come furono destinatari a vario livello gli antichi re di Sicilia, i Catari, Galileo Galilei, Giordano Bruno, Martin Lutero, le vittime innocenti di inquisizioni e crociate,  chiamate sante in varie epoche pur non avendo niente di santo. Eppure si sa: in ogni epoca i potenti di turno hanno il loro “mainstream” inneggiante.  

    Ciò premesso vogliamo presentarvi una piccola mummia di Randazzo, che nel suo piccola vorrebbe tramandarci un brandello di storia.

    Una piccola mummia tra le molte mummie di Sicilia (alcune parecchio famose)  e le altre sue (poche o molte) raccontate dall’immaginario collettivo di Randazzo che alcuni dicono temporaneamente custodite in quel di Siracusa.

    Un piccolo particolare nella storia.

    La storia, questa sconosciuta, che è fatta dai popoli e che con i suoi piccoli particolari determina la cultura e l’identità delle genti. Proprio quella cultura e  quell’identità che i cultori (o meglio gli adoratori) del pensiero unico e dell’ordine mondiale unipolare  cercano con ogni mezzo lecito e/o illecito di annichilire.

    Saranno state semplici coincidenze ma le istituzioni e/o autorità “preposte” alle indigene popolazioni locali per “antiche” legislazioni hanno tranquillamente “sancito” che l’indifesa mummia debba (o possa) andare nel comune ossario (alias fossa comune). Pensate che parte di esse (leggi) risale al 1929 (anno che le ha viste nascere a opera di un regime “deprecato, odiato, demonizzato”  da molti nostri politici)  e a esse si è implicitamente appellato il nostro governo per perseguire le legittime e vivaci proteste dei “Niscemesi NO-MUOS”.  
    
    A voi le foto della piccola mummia, così come realizzabili senza “turbare” il sonno della indifesa “creatura”. Vi evidenziamo, per le vostre riflessioni:
1) è acefala;
2) vestiario e accessori  si prestano benissimo alle datazioni;
3) il “range” temporale “esposto da esperti” è secondo noi troppo elastico e ampio perché copre ben tre secoli degli ultimi cinque;
4) forse i sistemi “scientifici” di datazione, tanto decantati da tutti, non sono poi tanto precisi e determinanti?;
5) o, ma sarebbe assurdo,  c’è altro?

Guido Di Stefano

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